Il bambino ha cento lingue ma gliene rubano novantanove!

Oggi voglio proporvi questa poesia che non conoscevo e mi ha particolarmente colpita. Mi ha fatto riflettere e mi ha fatto capire come l’educazione, molte volte, annulla un tesoro inestimabile che possiedono i bambini: “Il cento c’è” ed è un bene ricordarlo!

Invece il cento c’è

Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha
cento lingue
cento mani
cento pensieri
cento modi di pensare
di giocare e di parlare

cento sempre cento
modi di ascoltare
di stupire di amare
cento allegrie
per cantare e capire

cento mondi da scoprire
cento mondi da inventare
cento mondi da sognare.

Il bambino
ha cento lingue
(e poi cento cento cento)
ma gliene rubano novantanove.

La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c’è
e di cento
gliene rubano novantanove.

Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l’immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.

Gli dicono insomma
che il cento non c’è.
Il bambino dice:
invece il cento c’è.

Loris Malaguzzi
(Pedagogista – Reggio Emilia)

Alla Montclair State University del New Jersey analizzato il rivoluzionario metodo pedagogico di Reggio Emilia:

“I bambini hanno un patrimonio di potenzialità e un gran desiderio d’esplorare, costruire e apprendere — ci dice la Gandini — se non ce l’hai nelle mani o nel cuore allora non ce l’hai nemmeno in mente”. Le infinite potenzialità dei bambini si leggono nella poesia “Invece il cento c’è” di Malaguzzi.

Modelli educativi attuali dall’asilo all’università pretendono invece dallo studente “di scoprire il mondo che già c’è”, ponendo limiti allo sviluppo intellettivo ad un unico modo d’apprendimento, riducendosi al cosiddetto ‘seat time’ (cioè il tempo-scuola “obbligatorio”, le ore che constano un corso, un diploma, una laurea) o ad un percorso pedagogico rigido e inflessibile. L’approccio reggiano diversamente sviluppa le competenze attraverso la sperimentazione e le scoperte in un ambiente che potenzia e sostiene gli interessi dei bambini e gli da’ voce nel processo educativo tramite osservazione, documentazione e sostegno degli insegnanti. Sono i bambini che privilegiano l’apprendimento attivo.

Quali sono stati i risultati?
“Ho notato uno sviluppo cognitivo più ricco, di un pensiero più critico ed espressivo anche nei corsi base di lingua italiana e nei corsi di livello superiore quando aggiungo il metodo Reggio Emilia nel mio insegnamento”.

Recentemente gli obiettivi che sono stati introdotti nel curriculum a livello di college ed universitario sono quelli del portare uno studente nel mondo del lavoro e rendere l’insegnamento un percorso di vita (cioè che non si ferma con la fine degli studi formali).

Cosa offre in realtà questa metodo?
“Senza dubbio l’approccio reggiano ha molto da offrire anche agli studi di livelli superiore. Permette lo sviluppo della potenzialità di uno studente ma anche le capacità e l’umanità. Sono sempre più convinta che ci sia bisogno di una rivoluzione nel sistema educativo –a tutti i livelli – e che i modelli progressivi europei come quelli di Reggio Emilia e Montessori, provenienti dall’Italia e Waldorf dalla Germania, possono essere il cuore della rivoluzione”.

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Voi cosa ne pensate?

Grazie per la visita
Roberta ❤️

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Pubblicato da

Ambiziosa, determinata e indipendente già dai primi passi verso il mondo esterno. Amante del sorriso e della positività. Ex stacanovista che ha completamente rivoluzionato la sua vita rischiando e abbattendo la sua zona comfort. Adora il contatto umano come nutrimento dell'anima e la condivisione di esperienze, elementi essenziali, che hanno contribuito all'apertura di questo "contenitore di emozioni" realizzato con il cuore... di una donna, neomamma, moglie e instancabile sognatrice!

4 thoughts on “Il bambino ha cento lingue ma gliene rubano novantanove!

  1. Meraviglioso Malaguzzi! Me ne sono innamorata studiando proprio il metodo e l’esperienza di un caso di successo come quello di Reggio Emilia. Grazie per averlo citato, sarebbe bello riuscire a diffonderlo e aiutare gli insegnanti a (ri)trovare la strada. Ci proviamo?! 😉

    Liked by 1 persona

  2. Andrebbe affisso nelle scuole.
    È bellissimo.
    Fa riflettere…
    Spesso da chi, come me, è quotidianamente alle prese con la scuola ed i problemi inerenti la dislessia.
    Peccato che molti insegnanti, smarriscano la strada.
    Bell’articolo.
    Grazie.

    Liked by 2 people

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